lunedì 1 dicembre 2014

MARATONA DI FIRENZE 2014. ANALISI (PARZIALE) DEGLI ANDAMENTI DI GARA DI 2 AMATORI E DEL PRIMO CLASSIFICATO

Come sostengo da tempo (e non solo io ovviamente), nelle corse di resistenza dura (dai 10000 in su) paga sopratutto la regolarità di andatura, di alimentazione e la pulizia nel gesto atletico.


NUMERI SU CUI RIFLETTERE

Osservando i vari passaggi chilometrici degli atleti di fascia medio bassa come me, si osserva spesso un progressivo rallentamento a partire dal 25°-30° km.
Nel 3° schema, un atleta straniero che ha terminato in 3h 09', passa alla mezza in 1h29', ovvero perdendo 9' cioè 540'' nella seconda parte e scendendo costantemente nella classifica negli ultimi chilometri.

Sebbene abbia avuto anch'io un lieve rallentamento negli ultimi 4-5 km (di circa 3-4 secondi al km rispetto ai chilometri centrali), la posizione in classifica maschile e di categoria è andata comunque sempre migliorando, come se la maggior parte degli altri concorrenti avesse rallentato molto di più. (2°schema). La differenza tra la prima e la seconda metà è stata di 48''.

Se invece si osserva la progressione di Asbel Kipsang, primo arrivato (1° schema, altro pianeta), si osserva che tra i 5 km più veloci e quelli più lenti ci sono circa 18“ di differenza ovvero nemmeno 3" al km. Tra la prima metà e la seconda la differenza è di 1'55''.
Presumibilmente lo stesso Kipsang, su altro percorso avrebbe uguagliato se non migliorato la seconda frazione e bisogna anche considerare le strategie di gara tra i primi concorrenti.
Da notare che la seconda parte del tracciato è tecnicamente più lenta: più curve, diversi ponti a schiena d'asino (es. al 40° km circa troviamo Ponte di Santa Trinita e Ponte Vecchio) e fondo molto irregolare.

Concludendo:

- La maggior parte dei maratoneti amatori (dalle 2.45' in su) tende a sopravvalutarsi, rispetto ai propri tempi sulle distanze più corte e sugli allenamenti. Questo è dovuto a mio avviso ad una carenza di volume di lavoro sulla distanza lunga.
-Molti amatori non hanno chiaro il concetto di "regolarità" pensando che basti saper "soffrire" un po' di più.
-Al di la' del tempo finale, ritengo che una "buona" prestazione si abbia quando la seconda metà è quanto più vicina possibile come tempi alla prima. Il famoso "fieno in cascina" non paga.
-I lunghi di fine preparazione vanno concepiti come "test" sul ritmo gara. Occorre saper valutare con molto realismo il passo con cui partire.
NOTA BENE: OVVIAMENTE L'ANALISI NON ESAURISCE LA CASISTICA. ESISTONO ALTRI TIPI DI ANDAMENTI CRONOMETRICI SPIEGABILI IN MODI DIVERSI.




#maratonadifirenze