venerdì 9 gennaio 2015

I FATTORI CHE OSTACOLANO LA PRATICA COSTANTE DELL' ATTIVITA' FISICA



Un vecchio studio dell'università di Harvard su 17.000 allievi seguiti dal 1916 al 1950, ha mostrato come la curva di rischio cardiovascolare diminuisca all'aumentare dell'esercizio fisico praticato fino ad avere un minimo con 6-8 ore settimanali; all'aumentare dell'attività fisica il rischio di morte torna leggermente a salire. Lo studio di Harvard, seguito da numerosi più recenti, suggerisce che non solo è consigliabile fare sport, ma che questo è necessario per la salute.



Sebbene da anni la scienza e i mass media indichino l’attività fisica come una delle componenti fondamentali per il mantenimento del benessere psicofisico, vi sono ancora grandi fasce di popolazione italiana che vivono nella sedentarietà o con attività fisica comunque non sufficiente. Si parla di 41,2% di sedentari totali contro il 21,5% di praticanti continuativi.



In sintesi le più comuni antimotivazioni e i fattori che ostacolano la scelta di uno stile di vita attivo.

1-La naturale inerzia: tutti i sistemi biologici, per loro essenza profonda, tendono a passare da stati di moto verso stati di quiete. Questo moto centripeto verso l’equilibrio statico ha permesso la sopravvivenza delle specie in quanto limitava l’attività fisica causa di dispendio di energia e di rischio potenziale traumatico ( es. la caccia preistorica). Pertanto è naturale la ricerca da parte dell’uomo della minor fatica e lo stato attuale della società dei consumi non fa che assecondare questa tendenza. In altre parole, il cervello antico, quello preposto alla sopravvivenza, alle pulsioni e ai sentimenti comanda: “Chi te lo fa fare? Non serve per vivere fino a domani...”

2-Il fattore ambientale - culturale: l’uomo, animale sociale, è sopravvissuto fino ad ora grazie a strategie di “branco”. L’individuo pertanto è portato ad imitare ed assecondare le abitudini inveterate del suo gruppo: la famiglia in primis e l’ambiente sociale e lavorativo in seconda battuta.
Se il valore dell’attività fisica o dello sport non è presente nell’ambiente in cui l’individuo cresce e agisce, a meno di eccezioni, sarà portato ad assumere gli stessi atteggiamenti.


3-La cattiva (in)formazione medica: Il sistema sanitario nazionale Italiano, costituisce il 5° potere politico. La convinzione inveterata e acritica dell'infallibilità del giudizio medico, porta molte persone ad affidarsi completamente alla medicina convenzionale, demandando passivamente ad essa tutta la responsabilità della propria salute. Un potere che si regge sul numero dei “pazienti-clienti” non incentiverà, a meno di isolati casi illuminati, le pratiche preventive autonome e tenderà a riportare ogni aspetto collegato al mantenimento della salute sotto la sua sfera. Questa atteggiamento (nemesi medica), facendo leva sulla naturale inerzia di cui al punto 1, porta alla deresponsabilizzazione morale dell’individuo alla cura della propria salute (“tanto ci sarà una cura”.)


SEGUE...