martedì 2 febbraio 2016

PODISMO: PARTIRE "PIANO" E ARRIVARE "FORTE" NELLE GARE IN PIANURA

L' errore tecnico più comune per il podista amatore, con poca esperienza, è la sopravvalutazione delle proprie possibilità in gara, sopratutto se la gara è corta.

Questo porta a condotte dei ritmi gara poco produttive, nelle quali gran parte del potenziale viene disperso nel recuperare ritmi di partenza troppo "ambiziosi".

Lo sport di resistenza è sopratutto sport di regolarità come ci insegna la fisiologia.
Un "debito lattacido" contratto nel primo chilometro di gara (e bastano pochi secondi/Km di differenza dal proprio ritmo ideale, provato nei test in allenamento), compromette tutta la gara.

Ecco un esempio di condotta "suicida" di un atleta che ha terminato 10000 metri in 41'10'' (4'07''/KM) che avrebbe senza difficoltà terminato in 40', impostando il proprio ritmo a 4/Km sin dal primo km.

ANDAMENTO DI UNA GARA DI 10000 METRI CHIUSA IN 41'10'' DI UN ATLETA CHE POTENZIALMENTE VALE 40'
I test di valutazione inseriti nella programmazione, oltre all'onesta conoscenza di se', permettono di stabilire con esattezza il tempo massimo a cui aspirare in una competizione standard in piano (questo discorso non può valere nei percorsi misti o montani.

Un esempio di condotta di gara corretta: l'atleta ha ottenuto il tempo sui 10000 di 38'43'' (circa 3'52/km).


UN ANDAMENTO DI GARA IDEALE PER UN PODISTA  AMATORE
In questo caso non c'è differenza tra i tempi dei primi e degli ultimi km. Ciò che cambia è lo sforzo sostenuto per mantenere il ritmo costante: ovviamente maggiore negli ultimi km fino a massimale nell'ultimo, con un andamento crescente della frequenza cardiaca.